Te Santu Frangiscu

La sita allu canistru

[Di San Francesco

La melagrana al canestro]

(Salento)

 

Quando la vita agricola, religiosa e sociale erano strettamente collegate tra loro, i ritmi della natura venivano scanditi da proverbi e detti. La melagrana, come infatti ci racconta questo detto salentino, è tipica del mese di ottobre, così come il 4 ottobre cade la ricorrenza di san Francesco.

Questo bellissimo frutto non è solo una riserva di proprietà, come a breve vedremo, la melagrana è anche un viaggio di cui ci parlano sia antichi autori greci che latini. La si ritrova in iconografie (le prime apparizioni risalgono al IV millennio a.C. in Mesopotamia) e in opere letterarie quali, ad esempio, gli Inni Omerici (VII-VI secolo a.C.) dove Ade fa mangiare un chicco di melograno a Demetra come prova di cura maritale e di consenso, vincendo, così, la causa intentatagli dalla stessa Demetra.

Il viaggio del melograno non parte, però, dal bacino mediterraneo, bensì dall’area del Mar Caspio meridionale e della Turchia nord-orientale, dove ancora oggi è presente nella sua forma selvatica.

È durante l’età del bronzo che viene importato nell’area mediterranea nella sua forma già coltivata di arbusto o alberello che può arrivare a circa 5 metri di altezza.

Ma ancora più lontano può portarci, perché per via dei suoi numerosi frutti, la melagrana è stata considerata un simbolo di fertilità in China, India, Medio Oriente, oltre che nelle culture mediterranee. Molto curioso è come, nonostante il diffuso valore simbolico di fertilità, la melagrana sia in realtà dotata di proprietà farmacologiche opposte, sia contraccettive che abortive, quest’ultima proprietà già nota agli antichi Greci, Romani e Indiani.

E dopo aver viaggiato per terre lontane, il melograno ci riporta a casa, la sua casa, col nome dialettale che noi sempre utilizziamo: “la seta”. “Seta”, infatti, deriva da Side, una città situata nell’attuale Turchia, in cui l’importanza del melograno era tale da essere rappresentato sulle monete dell’epoca (circa 400 a.C.).

Con un balzo nel tempo torniamo ai giorni nostri e scopriamo che proprio recentemente la Puglia ha deciso di investire sulla coltivazione del melograno, tanto da aggiudicarsi il 60% della produzione Italiana (dati Coldiretti) con un raccolto annuo superiore ai 4mila quintali.

Questo incremento di produzione non giova solo all’economia della nostra regione ma anche alla salute dei suoi abitanti. Infatti i frutti importati, spesso da Turchia e Israele, sono molto spesso contaminati da sostanze tossiche e il loro trasporto inquina enormemente l’ambiente.

Ed è inammissibile che le proprietà di questo oro rosso vengano compromesse dagli artifici dell’uomo.

Infatti sono oramai numerosi gli studi che ne comprovano le proprietà antiossidanti e antitumorali. Ad oggi sono stati pubblicati oltre 1500 articoli sul tema “melograno”, di cui 1259 tra il 2006 e il 2016.

Anche se il melograno produce e accumula un’ampia varietà di sostanze fitochimiche in diversi tessuti (corteccia, foglie, semi, succo), gli sforzi investigativi sono stati volti principalmente alla bioattività dei polifenoli nei frutti, in particolare agli antociani (AT) e ai tannini idrolizzabili (HTs).

In particolare sono state esaminate le proprietà salutari degli uroliti, un gruppo di metaboliti fenolici trasformati dall’acido ellagico (EA) grazie alla flora batterica intestinale (da qui si inizia ad evincere l’importanza di un microbiota sano ed equilibrato, ma è un argomento che affronteremo nei prossimi articoli). Le evidenze sperimentali emergenti hanno suggerito che le molecole urolitiche svolgono un ruolo importante nelle attività anti-cancro, anti-infiammatorie e anti-invecchiamento.

Infatti queste hanno proprietà anti-aromatasiche (le aromatasi convertono gli androgeni in estrogeni) importanti nella prevenzione del cancro al seno, e possono anche ridurre i rischi di altri tumori correlati agli ormoni sessuali steroidei: il cancro dell’endometrio e il cancro alla prostata.

L’effetto inibitore della proliferazione delle cellule tumorali è stato riscontrato anche nelle neoplasie del colon e della vescica, ma i benefici non finiscono qui: anche le patologie cardiovascolari giovano del prezioso succo di melograno grazie alla riduzione delle risposte infiammatorie che hanno un ruolo chiave in questi disturbi.

L’effetto anti invecchiamento, infine, pare si abbia sia a livello neurologico che muscolare grazie all’attività di anti-glicazione proteica dei polifenoli contenuti nel melograno. Questo fa sì che si abbia un effetto protettivo nei confronti delle malattie croniche come il diabete e l’Alzheimer.

Bisogna infine tenere presente che tutte queste proprietà sono risultate maggiormente attive nel succo fresco e non negli estratti, il che lascia supporre un’interazione positiva tra le varie sostanze presenti nel frutto.

 

LA RICETTA PUGLIESE: IL GRANO DEL 2 NOVEMBRE

Questa ricetta è nata a Barletta per rendere più dolce la commemorazione del 2 novembre, ma si è poi diffusa in tutta la Puglia. La sua bellezza sta nel raccogliere in sè i sapori e gli ingredienti che la natura autunnale ci dona: melograni, fichi seccati dell’ultima stagione, frutta secca e vincotto, ottenuto dall’ultima vendemmia da poco conclusasi.

INGREDIENTI:

– 300 g di grano

– 150 g di coccolato fondente 70%

– 100 g di mandorle sgusciate

– 100 g di nocciole sgusciate

– 100 g di noci sgusciate

– 100 g di fichi secchi

– 70 g di uva sultanina

– 1 melograno

– vincotto q.b.

 

PREPARAZIONE: La sera prima di iniziare la preparazione della colga, mettere a bagno il grano in abbondante acqua. L’indomani, portare a ebollizione il grano in acqua leggermente salata e lasciarlo freddare nel liquido di cottura. Nel frattempo tostare in forno caldo a 100°C le mandorle, le nocciole e le noci, e mettere a bagno in acqua tiepida l’uva sultanina per 15 minuti, quindi strizzarla e tamponarla dal liquido in eccesso. Una volta che la frutta da guscio sia tornata a temperatura ambiente tagliarla grossolanamente e radunarla in una ciotola capiente, insieme al grano scolato. Tagliare in otto pezzi ciascun fico secco, tritare il cioccolato fondente e sgranare il melograno facendo attenzione a eliminare le pellicine bianche che potrebbero dare un sapore amaro e astringente poco gradito; aggiungere i chicchi di melograno al resto del composto, insieme anche all’uva sultanina. Completare condendo il tutto con il vincotto in base al proprio gusto.